Nell’INCI dei cosmetici che contengono bava di lumaca si legge quasi sempre la dicitura Snail Secretion Filtrate. La parola filtrate non è decorativa: indica che la secrezione è stata sottoposta a un processo di filtrazione che ne modifica in modo significativo composizione e sicurezza. Capire la differenza tra una secrezione filtrata e una non filtrata aiuta a leggere le etichette con più consapevolezza e a capire perché i prodotti di qualità usano quasi sempre la forma filtrata.
Cosa significa “filtrate”
Il filtrato di secrezione di lumaca è il risultato di un processo di purificazione che rimuove dalla secrezione grezza le frazioni insolubili, i residui cellulari, le particelle di sporco e una parte dei componenti proteici più grossolani.
La finalità di questo processo è duplice e riguarda due aspetti diversi ma entrambi importanti: la stabilità del prodotto nel tempo e la tollerabilità sulla pelle. Un filtrato è più prevedibile nella composizione, si conserva meglio e presenta un rischio allergenico inferiore rispetto al materiale grezzo.
Il risultato è una materia prima standardizzata, che i produttori possono utilizzare con risultati coerenti tra un lotto e l’altro. È il presupposto necessario per formulare un cosmetico che funzioni.
Cosa cambia nella composizione
La differenza tra filtrato e secrezione grezza si riflette su più piani, e vale la pena distinguerli uno a uno.
Sulla quantità di proteine
Nella secrezione non filtrata sono presenti proteine native in concentrazione più elevata, molte delle quali non sono solubili e si depositano come residuo. Nel filtrato questa frazione viene in gran parte rimossa.
Sulla consistenza
La secrezione grezza ha una consistenza densa, gelificata, con una struttura che include particelle insolubili. Il filtrato è più fluido, omogeneo e facile da incorporare in una emulsione.
Sulla conservabilità
Un materiale ricco di proteine e polisaccaridi grezzi è un terreno favorevole alla proliferazione microbica. La filtrazione, insieme agli altri passaggi di conservazione, riduce questo rischio.
Sull’allergenicità
Le proteine native della secrezione sono le responsabili principali delle reazioni di ipersensibilità. Una componente proteica elevata significa una probabilità maggiore di reazioni, soprattutto su pelli sensibili o con allergie note.
Perché i produttori scelgono il filtrato
Le ragioni sono molteplici e rientrano nella logica della qualità, non in quella del risparmio.
La prima è la consistenza della formulazione: un filtrato si integra in modo prevedibile, mentre la secrezione grezza renderebbe difficile ottenere una texture fine e stabile. La seconda è la sicurezza microbiologica, essenziale per un prodotto destinato a essere conservato a lungo e usato su cute Lesioni o sensibili.
La terza è la regolamentazione: un ingrediente cosmetico deve essere identificabile, sicuro e conforme agli standard europei. Il filtrato è una materia prima riconosciuta e caratterizzata, che rientra pienamente in quei requisiti. Una secrezione grezza, con la sua composizione variabile e la presenza di proteine allergeniche, non offrirebbe le stesse garanzie.
Un distinguo che vale la pena
Vale la pena chiarire un possibile equivoco: nella grande maggioranza dei cosmetici in commercio che dichiarano l’uso di bava di lumaca, si trova la forma filtrata. Questo accade sia per ragioni di legge sia per ragioni di praticità.
Pertanto, se vi imbattete in un prodotto che dichiara bava di lumaca, è ragionevole assumere che si tratti di filtrato, a meno che non troviate indicazioni diverse. Il controllo diretto consiste nel cercare la dicitura esatta nell’elenco degli ingredienti, un controllo che si impara rapidamente con la guida a come leggere la bava di lumaca nell’INCI.
Un aspetto legato alla scelta dell’animale
Un elemento che completa il quadro riguarda la specie di provenienza. L’estratto più diffuso in cosmetica deriva da Helix aspersa, la lumaca di vigna, ma non è l’unica impiegata: le specie utilizzate variano, e con esse variano in parte le caratteristiche della secrezione.
La specie incide sulla composizione e quindi sugli effetti cosmetici finali, il che contribuisce a spiegare perché due prodotti con la stessa concentrazione dichiarata possano dare risultati diversi. Questo aspetto si collega al tema della provenienza e della tracciabilità, affrontato nella guida su come viene raccolta la bava di lumaca.
La conservazione della bava di lumaca filtrata
Un’ultima considerazione pratica riguarda la durata. Una materia prima filtrata e standardizzata è più stabile di una secrezione grezza, il che si riflette direttamente sulla scadenza del prodotto finito.
I parametri da controllare sono quelli del cosmetico che avete in mano, non della materia prima: il PAO, le condizioni di conservazione e i segnali di alterazione. Tutti questi aspetti sono affrontati nel dettaglio nella guida su durata e conservazione dei cosmetici alla bava di lumaca.
Conclusione
La differenza tra secrezione filtrata e non filtrata non è un dettaglio tecnico da intendere: è ciò che distingue un ingrediente cosmetico sicuro e standardizzato da un materiale grezzo, variabile e potenzialmente allergenico. Nel’INCI, la dicitura Snail Secretion Filtrate vi garantisce che avete a che fare con la forma trattata, quindi con la più adatta all’uso cosmetico.
Nella pratica, quindi, leggere l’elenco degli ingredienti con attenzione non è un esercizio accademico: significa capire che tipo di materiale state per mettere sulla pelle. Per un quadro generale sulle proprietà di questo ingrediente, la guida su cos’è la bava di lumaca resta il punto di partenza più completo.
Fonti e riferimenti
Le affermazioni di questo articolo si appoggiano ai riferimenti qui sotto, tutti aperti e tutti controllabili. Dove la letteratura scientifica non arriva, l’articolo lo dice: preferiamo un’affermazione in meno a una promessa che nessuno studio sostiene.
- McDermott M, Cerullo AR, Parziale J, Achrak E, Sultana S, Ferd J, Samad S, Deng W, Braunschweig AB, Holford M. Advancing Discovery of Snail Mucins Function and Application, Frontiers in Bioengineering and Biotechnology, 2021; 9:734023. (PMC8542881; doi:10.3389/fbioe.2021.734023)accesso aperto CC BY Rassegna sulle mucine: cosa sono, a che cosa servono nella cellula e quali applicazioni sono state studiate. Riporta che le mucine sono proteine fortemente glicosilate e che la parte carboidratica arriva al 90% della massa. Descrive a che cosa servono le mucine: adesione, idratazione, lubrificazione e difesa microbica. Sono funzioni che spiegano perche' la raccolta e la conservazione del prodotto contano, e non solo la quantita'. Cita l'attivita' antimicrobica della mucina di Helix aspersa, e raccoglie le applicazioni studiate fra prodotti per la pelle, guarigione delle ferite e colle chirurgiche. E' un elenco di applicazioni indagate, non di effetti dimostrati sulla pelle del viso. Il testo afferma che il metodo piu' praticabile per produrre mucina su scala commerciale resta l'estrazione dagli animali, che non consente grandi rese e in generale usa metodi invasivi, e che la ricerca sulle mucine resta sorprendentemente poco sviluppata.
- Rashad M, Sampo S, Cataldi A, Zara S. From Nature to Nurture: The Science and Applications of Snail Slime in Health and Beauty, Journal of Cosmetic Dermatology, 2025; 24(2):e70002. (PMC11840295; doi:10.1111/jocd.70002)accesso aperto CC BY 4.0 Pubblica una tabella di composizione misurata della bava: acqua dal 90 al 99,7%, proteine dal 5 al 9% del peso secco, glicosaminoglicani dal 3 al 5%, mucopolisaccaridi dall'1,3 all'1,6%, acido ialuronico inferiore a 1 mg/g, acido glycolico fino al 4%, allantoina dallo 0,3 allo 0,5%, collagene ed elastina, e una distribuzione dei pesi molecolari da 10 a 1000 kDa. Distingue la mucina della ghiandola pedale, che e' per lo piu' acqua e sali, da quella del mantello, che contiene le proteine, gli enzimi e i glicosaminoglicani utili in cosmetica: non e' la stessa sostanza. Descrive l'allevamento e la raccolta: temperatura fra 20 e 25 gradi, umidita' fra 75 e 95%, metodi non letali come la stimolazione acida e il metodo di Muller, e metodi letali come lo schiacciamento o l'estrazione con solventi, che sollevano problemi etici. Elenca la filtrazione, la centrifugazione, la liofilizzazione e la sterilizzazione come passaggi di lavorazione. Nota anche che allevare una specie non autoctona senza controllo puo' avere effetti sull'ecosistema. Raccoglie i dati su idratazione, rigenerazione e potere antiossidante, e cita un solo lavoro che valuta un gel cosmetico sulle rughe, per dodici settimane. Da mettere accanto al fatto che gli studi di base sono su ferite, su fibroblasti e cheratinociti in laboratorio: sono un altro ordine di grandezza rispetto alla pelle del viso. Ricorda che la produzione di bava per uso cosmetico deve rispettare la normativa di settore e che estrazione e lavorazione non devono introdurre contaminanti. E' la base per parlare di analisi e di limiti microbiologici. Dice chiaramente che, per queste applicazioni, l'evidenza aneddotica e' abbondante ma gli studi clinici rigorosi sono ancora limitati, e che servono ulteriori studi clinici per stabilire trattamenti standardizzati. E' la stessa posizione dei nostri articoli, con una fonte che la sostiene.
- Unione Europea. Regolamento (CE) n. 1223/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, sui prodotti cosmetici (rifusione), Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. (doi:32009R1223)testo normativo pubblico Il regolamento che fissa in Europa le regole dei cosmetici: chi e' il responsabile del prodotto, quali sono gli obblighi di sicurezza, come si possono formulare le dichiarazioni e quali informazioni devono restare accessibili a chi compra. E' il riferimento da usare quando si parla di etichetta, di concentrazione e di limiti. Il testo di riferimento per capire quali obblighi ricadono su chi mette sul mercato un prodotto cosmetico in Europa, e quali informazioni devono essere accessibili al consumatore.



